NON È ANCORA TROPPO TARDI

di Antonio Cianciullo

Viviamo nella società fossile, siamo entrati nel secolo caldo. 
Con le conseguenze che conosciamo e temiamo. 
La riconversione green non sarà semplice, ma cambiare passo 
è  possibile. Ed è anche conveniente. 
Per Antonio Cianciullo (autore di Un pianeta ad aria condizionata. Chi paga il conto del global warming?) occorre reagire. E agire

Siamo entrati nel secolo caldo. Il collasso dei ghiacciai, l’intensificarsi degli uragani, l’alternarsi drammatico di siccità e alluvioni ce lo ricordano ogni giorno. E l’aumento della temperatura, a una velocità mai sperimentata nella storia, sta già alterando il nostro immaginario, la vita quotidiana, le migrazioni, il concetto di sicurezza. Si sta delineando un pianeta in cui chi può si arrocca in fortini difesi dall’aria condizionata e dalla vigilanza armata; in cui le Nazioni Unite denunciano il rischio di un apartheid climatico; in cui un pugno di super ricchi ha in mano un potere economico equivalente a quello della metà più povera dell’umanità. L’aria non è più gratis: invece di difendere il cielo di tutti, per difenderci dall’inquinamento e dalla crescita dell’effetto serra creiamo bolle di comfort a misura di portafoglio, un’atmosfera personalizzata pronta a seguirci in macchina, al bar, in palestra, negli stadi. Una sorta di tuta gassosa virtuale per un pianeta sempre meno vivibile.

Ma questa crisi climatica può essere arginata. Cambiare passo è possibile e conveniente perché le alternative alla società fossile si stanno moltiplicando: il modello dell’economia riflessiva, capace di misurare i passi immaginando un cammino lungo, si è dimostrato più efficiente dell’economia che arraffa risorse preziose e le spreca senza comprenderne appieno la natura. Il processo di riconversione green è in atto e ha molti alleati: ha coinvolto settori chiave della società, gode di un consenso crescente nell’opinione pubblica, è sostenuto dalle nuove generazioni che sono le più minacciate dalla crisi climatica. 

La messa in sicurezza dell’atmosfera però procede troppo lentamente: senza un’accelerazione le probabilità di catastrofe sono molto alte. Il cartello dei poteri fossili sta infatti facendo muro contro il cambiamento. Proprio mentre molti dei grandi fondi finanziari cominciano a disinvestire da aziende legate al carbone e al petrolio per proteggere i capitali che amministrano, c’è chi sventola i fossili per dire che si stava meglio quando si stava peggio. Così il club degli adoratori del carbone e del petrolio mantiene alto il pressing per l’autodistruzione agitando lo slogan “ognuno padrone a casa sua”. Ed è ancora in grado di menare colpi sotto la cintura finanziando forze politiche che riducono l’idea della sovranità a un plebiscito controllato da flussi di informazione distorta. Il sovranismo non regge sul piano ambientale perché le emissioni serra di chi non si adegua avvelenano l’atmosfera comune; e sul piano sociale perché fa crescere le tensioni fino a mutarle in conflitti. Ma può conquistare consensi se la mancanza di un governo della transizione alimenta la paura del cambiamento.

Anche perché la riconversione green non sarà una passeggiata. Molti posti di lavoro saranno persi e altri nasceranno. Senza un patto sociale chiaro ed equo chi si sente emarginato e ha paura del cambiamento cercherà di frenarlo trascinando tutti verso il disastro climatico: in questa prospettiva il modello gilet jaunes è destinato a ripetersi. Serve dunque una transizione ecologica che sia anche solidale: un’alleanza tra le ragioni sociali e le ragioni ambientali; un progetto che rompe gli schemi perché non si limita a pescare i consensi dove già ci sono, ma vuole parlare a chi vota di fatto per le alluvioni e la siccità perché pensa di non avere altra scelta. 

Non è troppo tardi per rimediare alla crisi climatica, perché la rivoluzione industriale ha prodotto al tempo stesso il problema e i mezzi per risolverlo: abbiamo le conoscenze scientifiche per misurare il rischio; la capacità tecnologica per sostenere la riconversione green; un’opinione pubblica che chiede sicurezza ambientale e sociale; una maggiore sintonia con la natura che comincia a emergere. Ma è arrivato il momento di agire.

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