CHE COSA POSSO FARE IO

A 82 anni, e dopo una vita di attivismo, Jane Fonda racconta in Salviamo il nostro futuro il suo impegno per l’ambiente. Ecco un estratto del libro. Con un messaggio importante: “La cosa più importante che possiamo fare oggi noi adulti è affiancare e sostenere le nuove generazioni di ambientalisti pronti a prendere le redini del movimento”. 

Mi batto per l’ambiente fin dagli anni settanta: nel 1978 ho installato una pala eolica nel mio ranch e dal 1981 l’elettricità e il riscaldamento nella mia casa di Santa Monica sono alimentati dall’energia solare.

Ho tenuto discorsi a molte manifestazioni, ho partecipato alle marce di Greenpeace negli Stati Uniti e in Canada, ho comprato un’auto elettrica, ho smesso di usare plastica usa e getta, riciclo e ho ridotto il consumo di carne rossa. Ma continuavo a sentirmi a disagio. Angoscia esistenziale?

Sapevo che, in Nord America, dagli anni settanta la popolazione di uccelli è diminuita di 2,9 milioni di esemplari, che le tartarughe marine sono colpite da tumori causati dall’inquinamento degli oceani, che le balene finiscono spiaggiate con più di venti chili di plastica nello stomaco, che gli orsi polari stanno morendo di fame, che il 93 per cento dei bambini del mondo respira aria inquinata con gravi conseguenze per la salute, e che un numero imprecisato di persone vive accanto a pozzi di petrolio e raffinerie.
Ma non avevo mai davvero prestato attenzione alle parole degli esperti.

Ero consapevole della necessità e dell’urgenza di ridurre l’uso di combustibili fossili e investire in fonti di energia alternative ma, per quanto mi inquietasse, era una verità che avevo sempre sentito lontana da me. Non l’avevo assimilata e metabolizzata; anzi, a volte mi chiedevo se l’umanità non meritasse il destino che si era costruita con le sue stesse mani. Ero d’accordo con il sociobiologo E.O. Wilson: Dio ha donato l’intelligenza alla specie sbagliata; avrebbe dovuto assegnarla a creature prive di pollici e che non si nutrono di carne, come le balene e i delfini. Appena noi Homo Sapiens usciremo di scena, le cose si rimetteranno a posto da sole.

Al tempo stesso però ero consapevole che quel fatalismo non mi apparteneva, era soltanto una scusa. Pensavo al mio nipotino appena nato e ai miei due nipoti più grandi, a tutti quelli che lottano per un pianeta migliore: no, il fatalismo decisamente non faceva per me. Era un meccanismo di difesa: stavo compartimentando la mia ansia invece di lasciarla fluire nel mio cuore.

Poco tempo fa Catherine Keener mi ha ricordato che per tutte le cinque ore del viaggio in auto verso Big Sur, a cadenza regolare, inveiva: “Cosa posso fare? Dimmelo tu! I politici dove sono? Ho bisogno che qualcuno mi dica cosa fare!” Io mi sentivo impotente ed ero furiosa perché non potevo darle nessuna risposta. La pensavo esattamente come lei.
Cosa posso fare?

Il mattino della partenza avevo ricevuto la bozza del nuovo saggio di Naomi Klein, Il mondo in fiamme. Il libro che inconsapevolmente aspettavo da una vita era finito tra le mie mani con un tempismo perfetto, e avrebbe modificato il mio percorso. Ancora una volta. L’ho cominciato il giorno successivo e nemmeno a metà già tremavo per la sua forza dirompente.

Più volte mi sono chiesta che cosa mi abbia colpito così tanto. Innanzitutto, il modo in cui Naomi descrive Greta Thunberg, la sedicenne che nel 2018 ha fondato il movimento Fridays for Future spingendo milioni di studenti di tutto il mondo a scioperare contro il cambiamento climatico. Sapevo già qualcosa di Greta. È stato scritto molto su di lei, tra cui che è nello spettro autistico, ma prima di leggere il libro di Naomi non avevo capito cosa c’entrasse questo con il suo impegno per l’ambiente e il suo modo di comunicare. Naomi spiega che, diversamente da noi, le persone con la sindrome di Asperger non imitano i comportamenti di chi le circonda, ma assimilano le informazioni direttamente e senza mediazioni. Se studiano il cambiamento climatico come ha fatto Greta – lei stessa si è descritta come una nerd appassionata di scienza –, di fronte a verità incontrovertibili non sono capaci di spaventarsi per un po’ e poi tornare alla normalità come se nulla fosse. Quando Greta, con il suo sguardo privo di filtri e la sua impossibilità di applicare la compartimentazione come meccanismo di difesa o di sopportare la dissonanza cognitiva, lesse le dimostrazioni scientifiche del disastro che incombe su di noi, era incredula. “Non può essere vero.

Se lo fosse, non si parlerebbe d’altro e tutti cercherebbero la soluzione.” Quando poi capì che la scienza non si sbagliava e che nessuno, nonostante la crisi, stava facendo nulla, rimase traumatizzata. Smise di parlare e di mangiare.

La sua storia per me è stata un pugno nello stomaco. Sapevo che Greta aveva visto la verità e che, per usare le sue parole, noi ci dovremmo comportare come se la nostra casa fosse in fiamme, come se ci trovassimo nel pieno di un’emergenza. Perché è esattamente questo che sta accadendo. Quella giovane e coraggiosa studentessa ci stava esortando a uscire dalla nostra comfort zone e agire. Ciò che ho imparato di lei mi ha permesso di comprendere fino in fondo le parole
della scienza.

E questo è il secondo punto del libro di Naomi che mi ha colpito: la chiarezza con cui espone le conclusioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (ipcc) del 2018.

Virtualmente all’unanimità, gli scienziati hanno precisato che, con le calamità sempre più devastanti a cui stiamo già assistendo e l’aumento del riscaldamento globale dovuto al fatto di non aver preso provvedimenti quarant’anni fa, non abbiamo alcuna possibilità di cambiare le cose prima che sia troppo tardi, almeno non senza profonde e sistematiche trasformazioni economiche e sociali, e che a partire dal 2020 ci restano soltanto dieci anni prima di raggiungere il punto di non ritorno. Dieci anni per ridurre della metà le emissioni di combustibili fossili e poi portarle a zero entro il 2050, evitando così che l’intero sistema di supporto vitale della natura si sgretoli fatalmente.

Jane Seymour Fonda è un’attrice, produttrice televisiva, attivista e modella statunitense. Qui il suo dialogo con Greta Thunberg a Che tempo che fa

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