IL VIRUS VISTO DAL 2050

di Fritjof Capra e Hazel Henderson

Come sarà il mondo dopo la pandemia? Clima, industrie, energia, trasporti, città, salute… Immaginiamo il futuro per capire le cause profonde della crisi. E per cogliere le possibilità di cambiamento. In anteprima italiana il testo di due grandi scienziati.

Immaginate di trovarvi nel 2050 e di ripensare all’origine e all’evoluzione della pandemia da coronavirus verificatasi trent’anni prima. Estrapolando dai recenti eventi, vi proponiamo il seguente scenario visto dal futuro.

Mentre ci accingiamo ad entrare nella seconda metà del ventunesimo secolo, siamo finalmente in grado di capire da un punto di vista evoluzionistico e sistemico l’origine del coronavirus e l’impatto che ha avuto nel mondo nel 2020. Oggi, nel 2050, se guardiamo agli ultimi 40 anni che si sono avvicendati in maniera turbolenta sul nostro pianeta, appare evidente che la Terra ha voluto insegnare qualcosa a noi umani. Il pianeta ci ha insegnato l’importanza di comprendere la nostra situazione da un punto di vista sistemico, proprio come suggerito da alcuni intellettuali lungimiranti sin dalla metà del diciannovesimo secolo. Questa crescente consapevolezza umana ha rivelato come funziona realmente il nostro pianeta, con la sua biosfera costantemente alimentata dal flusso giornaliero di fotoni che proviene dalla nostra stella madre, il sole.

Alla fine, questa maggiore consapevolezza ha permesso di oltrepassare i nostri limiti cognitivi nonché le ipotesi e le ideologie sbagliate che hanno portato alle crisi del ventesimo secolo. Le false teorie sullo sviluppo e sul progresso umano, misurati in maniera miope in termini puramente economici, come, ad esempio, attraverso il PIL, non hanno fatto altro che aumentare le perdite dal punto di vista sociale e ambientale: inquinamento atmosferico, idrico e terrestre; distruzione della biodiversità; perdita dei servizi ecosistemici; il tutto esacerbato dal riscaldamento globale, dall’innalzamento dei livelli del mare, nonché da forti sconvolgimenti climatici.

Queste politiche assai miopi hanno causato anche crisi sociali, disuguaglianza, povertà, malattie mentali e fisiche, dipendenze, sfiducia nei confronti delle istituzioni – ivi inclusi i mass media, gli ambienti accademici e la stessa scienza – e infine perdita di solidarietà. Hanno anche provocato le pandemie del XXI secolo, come la SARS, la MERS, l’AIDS, l’influenza e i vari coronavirus emersi nel 2020.Negli ultimi decenni del XX secolo, l’umanità aveva superato la capacità di carico della Terra. Nel 2020 la popolazione mondiale salì a 7,6 miliardi e perpetrò la sua ossessione per la crescita economica, aziendale e tecnologica che condussero poi alle crisi esistenziali che minacciarono la stessa sopravvivenza dell’umanità. Alimentando questa crescita eccessiva con combustibili fossili, gli esseri umani riscaldarono talmente tanto l’atmosfera che nella sua relazione 2020, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (IPCC) evidenziò che all’umanità sarebbero rimasti solo dieci anni per arginare questa crisi.

Già nel 2000 avevamo tutti i mezzi per farlo. Disponevamo di un know-how sufficiente e avevamo già messo a punto tecnologie efficienti per l’energia rinnovabile e per i sistemi economici circolari basati sui principi ecologici propri della natura. Sempre nel 2000, le società patriarcali stavano progressivamente perdendo il loro controllo sulle popolazioni femminili grazie all’urbanizzazione e all’istruzione. Le donne stesse iniziarono ad assumere pieno controllo del loro corpo e il tasso di fecondità iniziò a diminuire anche prima dell’inizio del ventunesimo secolo. 

Molte rivolte contro il modello economico di globalizzazione dall’alto verso il basso e contro le sue élite maschili provocarono una rottura degli insostenibili processi di sviluppo basati sui combustibili fossili, l’energia nucleare, il militarismo, il profitto, l’avidità e l’egocentrismo dei leader.
I fondi stanziati per le forze armate, che avevano sottratto risorse alla sanità e all’istruzione, diminuirono gradualmente, passando da conflitti con carri armati e navi militari a guerre basate sull’informazione, meno costose e violente. All’inizio del XXI secolo, la competizione mondiale per il potere divenne più incentrata sulla propaganda sociale, sulle tecnologie di persuasione, sull’infiltrazione nella rete internet e sul suo controllo.

Nel 2020, nei reparti di pronto soccorso le priorità dettate dalla pandemia da coronavirus si scontrarono con la necessità di curare altri pazienti, come feriti da armi da fuoco o persone affette da altre malattie che ne mettevano a rischio la vita. Nel 2019, il movimento statunitense degli studenti delle scuole si unì a quello dei medici per contrastare la violenza perpetrata con armi da fuoco, vista come una crisi della sanità pubblica. A seguito di ciò, furono emanate varie leggi molto restrittive sull’uso delle armi e ai loro fabbricanti fu negata la possibilità di investire nei fondi pensionistici, paralizzando di fatto la lobby delle armi. In molti Paesi, quindi, i governi comprarono le armi da chi le possedeva e le distrussero, proprio come accadde in Australia nel XX secolo. Ciò ridusse sensibilmente le vendite di armi, calo a cui contribuì anche l’emanazione di leggi internazionali che prevedevano licenze e polizze annuali molto care. Allo stesso tempo, la tassazione mondiale ridusse l’inutile corsa alle armi dei secoli precedenti. Oggi, i conflitti fra le nazioni sono regolati da trattati internazionali e dalla trasparenza. Attualmente, nel 2050, i conflitti difficilmente coinvolgono mezzi militari, ma usano la propaganda online, lo spionaggio e la guerra informatica.

Nel 2020, queste rivolte misero in evidenza tutti i mali della società umana: razzismo e ignoranza, teorie cospiratorie, xenofobia e colpevolizzazione dell’“altro”, fino a vari errori cognitivi, come il determinismo tecnologico, la cecità indotta dall’astrazione teorica, e infine la fatale e diffusa tendenza a confondere il denaro con la vera ricchezza. Il denaro, come tutti oggi sappiamo, fu un’invenzione molto utile: tutte le monete non sono altro che semplici protocolli sociali (gettoni di fiducia fisici o virtuali) che operano su piattaforme sociali, creano effetti di rete e i cui prezzi oscillano in misura tale da indurre i vari utenti a fidarsi e ad utilizzarli. Tuttavia, le nazioni e le élite di tutto il mondo divennero ammaliate dal denaro e dalle scommesse nel “casinò finanziario globale”, il che favorì ulteriormente i sette peccati capitali a discapito dei tradizionali valori di collaborazione, condivisione e aiuto reciproco e della Golden Rule.

Gli scienziati e gli ambientalisti avevano avvertito già alcuni decenni prima delle gravi conseguenze che sarebbero potute derivare dal comportamento non sostenibile della società e da questi sistemi retrogradi di valori, ma i grandi imprenditori e i leader politici, insieme alle altre élite, ignorarono testardamente questo monito fino a che non si verificò la pandemia del 2020. Poiché non erano riusciti a interromperne la corsa al profitto e al potere politico, i loro stessi cittadini li costrinsero a dedicarsi al benessere e alla sopravvivenza dell’umanità, nonché alla comunità della vita. 

Le industrie dominanti e incapaci di cambiamento lottarono per conservare agevolazioni e sussidi fiscali quando il prezzo del gas e del petrolio crollò. Tuttavia, furono meno abili ad assicurarsi il favore e il supporto politico necessari a conservare i loro privilegi. Ciò scatenò la reazione di milioni di giovani di tutto il mondo, degli attivisti della società civile e delle comunità locali, che avevano ben compreso i processi sistemici del nostro pianeta Gaia – una biosfera autorganizzata e autoregolata che per miliardi di anni è riuscita a gestire tutta l’evoluzione del pianeta senza alcuna interferenza da parte dell’uomo, con i suoi limiti cognitivi.

Nel corso dei primi anni del nostro ventunesimo secolo, Gaia ha reagito in un modo inaspettato, proprio come ha fatto così frequentemente durante la lunga storia dell’evoluzione. Il disboscamento di vaste aree delle foreste pluviali per mano dell’uomo e il suo eccessivo intromettersi in altri ecosistemi ha frammentato questi ambienti autoregolati e spezzato la rete della vita. Una delle molteplici conseguenze di queste azioni distruttive si è tradotta nella trasmissione di alcuni virus, che vivevano in simbiosi con alcune specie animali, ad altre specie, compreso l’uomo, provocando effetti estremamente tossici o addirittura letali. Molte persone in vari Paesi e zone del mondo, emarginate a causa della globalizzazione orientata al solo profitto economico, hanno cercato di sfamarsi andando alla ricerca di carne di animali selvatici in queste nuove aree incolte, da utilizzare come fonte addizionale di proteine, uccidendo scimmie, piccoli mammiferi, pangolini, roditori e pipistrelli. Queste specie selvatiche, che portano dentro di sé molti virus, sono state anche vendute nei mercati di animali vivi, il che ha esposto ulteriormente le popolazioni urbane a questi nuovi virus.

Negli anni Sessanta, ad esempio, uno strano virus fu trasmesso all’uomo da una rara specie di scimmia uccisa nei boschi e di cui si nutrirono gli abitanti di una zona dell’Africa occidentale. Da lì passò poi agli Stati Uniti, dove fu identificato come il virus dell’HIV, il quale provocò l’epidemia dell’AIDS. In quarant’anni causò la morte di circa 39 milioni di persone nel mondo, che corrispondono a circa lo 0,5% della popolazione mondiale. Quarant’anni dopo, l’impatto del coronavirus fu rapido e drammatico. Nel 2020, in Cina, il virus fu trasmesso all’uomo da una specie di pipistrello, dopodiché iniziò a diffondersi rapidamente in tutto il pianeta, decimando la popolazione mondiale di circa 50 milioni in soli dieci anni.

Guardando al passato dalla nostra posizione privilegiata, ossia il 2050, possiamo osservare come questi virus si siano susseguiti: SARS, MERS, il coronavirus e l’impatto globale che le sue varie mutazioni hanno avuto a partire dal lontano 2020. Alla fine, la pandemia si stabilizzò, in parte grazie ai divieti dei mercati di animali vivi emanati nel 2020 in tutta la Cina. Questi divieti si diffusero poi in altri Paesi e in altri mercati mondiali, il che impedì il commercio di animali selvatici e ridusse i vettori; il contagio diminuì anche perché ci fu un miglioramenti dei sistemi sanitari pubblici e della prevenzione, e vennero sviluppati vaccini e farmaci efficaci.

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Gli insegnamenti basilari che l’uomo ha ricavato in questi tragici 50 anni di crisi globali che si è auto-inflitto, come le pandemie, le alluvioni, gli incendi, la siccità ed altre catastrofi climatiche violente, si sono rivelati molto semplici e principalmente fondati sulle scoperte di Charles Darwin e altri biologi del diciannovesimo e ventesimo secolo.
• Noi umani siamo una specie con minime variazioni del nostro DNA di base.
• Evolviamo insieme ad altre specie nella biosfera del pianeta grazie alla selezione naturale, rispondendo ai cambiamenti e agli stimoli che si verificano nei vari habitat e ambienti.
• Siamo una specie presente in tutto il mondo, poiché siamo emigrati dal continente africano verso tutti gli altri e abbiamo rivaleggiato con altre specie, causando varie estinzioni.
• La nostra colonizzazione e il nostro successo planetario in questo Antropocene del ventunesimo secolo sono stati resi possibili dalla nostra capacità di unirci, cooperare, condividere ed evolvere in popolazioni e organizzazioni sempre più grandi.
• L’umanità è passata dalle tribù nomadi ai primi insediamenti in aree rurali, ai primi villaggi, alle città e poi alle megalopoli del ventesimo secolo, dove viveva più del 50% della popolazione mondiale. Fino alle crisi climatiche e alle pandemie dei primi anni del XXI secolo, qualsiasi previsione lasciava intendere che queste grandi città avrebbero continuato a crescere e che la popolazione mondiale oggi, cioè nel 2050, avrebbe raggiunto i 10 miliardi di persone.

Ora sappiamo perché la crescita della popolazione si arrestò a 7,6 miliardi nel 2030, proprio come si aspettava l’IPCC nel migliore dei casi e come previsto anche in Empty Planet (2019), raccolta di ricerche in aree urbane compiute da studiosi di scienze sociali, in cui si documentava il declino della fecondità.
L’attivismo derivante da una presa di coscienza della gente comune, gli eserciti di studenti, gli ambientalisti di tutto il mondo e le donne emancipate si unirono a investitori e imprenditori più “verdi” e con valori più etici, al fine di ridurre a scala locale i mercati. Milioni di persone venivano servite da cooperative strutturate in microreti, alimentate da elettricità rinnovabile, le quali già nel 2012 impiegavano un numero di persone superiore rispetto a quello di tutte le aziende esclusivamente for-profit messe insieme. Non utilizzavano più il falso metro economico del PIL, e nel 2015 iniziarono a guidare le loro imprese rifacendosi ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per la sostenibilità e il recupero di tutti gli ecosistemi e della salute umana.

Questi nuovi obiettivi sociali e metodi di valutazione erano tutti incentrati su cooperazione, condivisione e forme dello sviluppo umano più ricche di conoscenza, usando risorse rinnovabili e massimizzando l’efficienza. Questa sostenibilità a lungo termine, distribuita equamente, apporta benefici a tutti gli esseri umani nel rispetto delle altre specie presenti nella biosfera vivente. La competizione e la creatività fioriscono grazie a nuove idee che soppiantano quelle meno utili, oltre che grazie a standard etici fondati sulla scienza e all’aumento della conoscenza all’interno di società autonome e interconnesse a tutti i livelli, da quello locale a quello globale.

Quando scoppiò la pandemia da coronavirus nel 2020, le reazioni umane furono dapprima caotiche e inadeguate, per poi diventare ben presto sempre più coerenti, ma anche molto diverse fra loro. Il commercio mondiale si limitò a trasportare solo merci rare e si riconvertì in commercio delle informazioni. Invece di spedire dolci e biscotti in giro per il mondo, spedivamo le loro ricette, così come quelle per preparare cibi e bevande vegetali; inoltre, installammo tecnologie verdi: fonti di energia solare, eolica, geotermica, luci a led, veicoli, imbarcazioni e perfino aeromobili elettrici.

Le riserve di combustibili fossili rimasero al sicuro sottoterra, poiché il carbone cominciò ad essere visto come una risorsa troppo preziosa per essere bruciata. L’eccesso di CO2  presente nell’atmosfera e rilasciata dalla combustione degli idrocarburi fu assorbita dai batteri organici del suolo, da piante ben radicate, da miliardi di nuovi alberi piantati, così come dal diffuso ribilanciamento dei sistemi alimentari umani precedentemente basati sull’agroindustria, sulla pubblicità e sul commercio mondiale di un ristretto numero di monocolture. Questa eccessiva dipendenza dai combustibili fossili, dai pesticidi, dai fertilizzanti e dagli antibiotici presenti nelle carni di animali allevati era interamente basata sulle acque dolci del nostro pianeta in via di esaurimento e si dimostrò insostenibile. Al giorno d’oggi, nel 2050, gli alimenti di tutto il mondo sono prodotti localmente, ivi incluse molte colture autoctone e selvatiche spesso ignorate, colture in acqua marina e tutte le altre piante alimentari amanti del sale (alofite), le cui proteine complete sono più salutari per l’alimentazione umana.

Il turismo di massa, e i viaggi in generale, diminuirono drasticamente, insieme al traffico aereo e all’uso di combustibile fossile ormai obsoleto. Le comunità di tutto il mondo si stabilizzarono in centri urbani di piccole e medie dimensioni, i quali diventarono ampiamente autosufficienti grazie alla produzione locale di cibo ed energia. L’uso dei combustibili fossili cessò, poiché già nel 2020 non era più in grado di competere con le fonti di energia rinnovabile che si stavano sviluppando rapidamente, né con le relative nuove tecnologie e il reinserimento creativo di tutte le risorse già usate all’interno delle nostre attuali economie circolari.

A causa del pericolo di contagio negli assembramenti, le fabbriche ad alto tasso di manodopera, le grandi catene commerciali e i grandi eventi e spettacoli negli stadi pian piano scomparvero. I politici democratici divennero più razionali, poiché i demagoghi non poterono più radunare migliaia di persone in grandi manifestazioni. Anche le loro promesse prive di contenuti fatte attraverso i social media furono limitate, dal momento che questi monopoli a scopo di lucro furono bloccati nel 2025 e oggi, nel 2050, sono utilizzati come strumenti pubblici al servizio del bene comune in tutto il mondo.

I mercati finanziari di tutto il mondo subirono un collasso e le attività economiche uscirono dal settore finanziario per diventare le nostre attuali cooperative di credito e banche pubbliche. L’industria manifatturiera e le nostre economie incentrate sui servizi ridiedero vita al tradizionale baratto e ad associazioni di volontariato, a monete locali, così come a molteplici transazioni non monetarie che si svilupparono durante i picchi della pandemia. In seguito alla diffusa decentralizzazione e alla crescita di comunità autosufficienti, le nostre attuali economie del 2050 sono diventate rigenerative invece che estrattive e le disparità sociali in termini di povertà e disuguaglianza, derivanti dai modelli basati sullo sfruttamento delle risorse e sull’ossessione per il denaro, sono in gran parte scomparse.

La pandemia del 2020 che fece crollare i mercati internazionali sovvertì finalmente le ideologie del denaro e del fondamentalismo di mercato. Gli strumenti delle banche centrali non funzionarono più; per questo, le iniezioni di liquidità e i pagamenti diretti e in contanti alle famiglie bisognose, come è stato fatto in Brasile, divennero l’unico modo per preservare il potere d’acquisto e per garantire una transizione economica ordinata verso le società sostenibili. Ciò spinse i politici americani ed europei a immettere nuovo denaro e queste politiche incentivanti sostituirono l’”austerità”, per poi essere investite in tutte le infrastrutture con fonti rinnovabili previste dai rispettivi programmi Green New Deal.

Quando il coronavirus si trasmise agli animali domestici, al bestiame e ad altri ruminanti, così come a pecore e capre, alcuni di questi animali divennero portatori asintomatici di questa malattia. Di conseguenza, la macellazione e il consumo di animali crollarono drasticamente in tutto il mondo. I pascoli e l’allevamento di animali producevano quasi il 15% annuo dei gas serra mondiali. Le grandi multinazionali produttrici di carne furono svendute grazie a scaltri investitori che le considerarono il prossimo gruppo di “beni incagliati” dopo le aziende di carburanti fossili. Alcune di queste si riconvertirono totalmente in aziende produttrici di alimenti a base di piante, offrendo una vasta gamma di sostituti vegetali della carne, del pesce e del formaggio. La carne di manzo divenne molto cara e difficile da trovare, tanto che le famiglie cominciarono ad allevare i propri capi bovini, come si faceva una volta, nei propri piccoli appezzamenti di terreno per la produzione locale di latte, formaggio e carne, da aggiungere alle uova prodotte dalle proprie galline.

Quando la pandemia si placò e furono sviluppati vaccini dal costo molto elevato, i viaggi da un Paese all’altro venivano autorizzati solo se si era in possesso degli attuali certificati di vaccinazione, usati soprattutto da commercianti e persone abbienti. La maggior parte delle persone in tutto il mondo preferisce ora godersi la comunità, gli incontri e la comunicazione online, oltre a viaggiare a corto raggio utilizzando il trasporto pubblico, le auto elettriche e le barche a vela alimentate da energia solare ed eolica di cui tutti oggi usufruiamo. L’inquinamento atmosferico si è quindi ridotto drasticamente in tutte le principali città del mondo.

Con la crescita delle comunità autonome, in molte città sono emersi i cosiddetti “villaggi urbani”, dei quartieri riadattati che presentano delle strutture ad alta densità, accanto ad ampie aree verdi comuni. Queste aree favoriscono forti risparmi in termini energetici e promuovono un ambiente salubre, sicuro e orientato alla comunità con bassissimi livelli di inquinamento.

Le città ecologiche di oggi prevedono alimenti coltivati in edifici a più piani con i relativi tetti ricoperti di pannelli solari, oltre ad orti e a un trasporto pubblico elettrico, dopo che nel 2030 tutte le auto furono vietate nelle strade urbane. Pedoni, ciclisti e persone in scooter si sono reimpossessati di queste strade e, percorrendole, danno uno sguardo a piccoli negozi, botteghe artigiane e mercati contadini. Le batterie dei veicoli ad energia solare, usati per spostarsi da un’area urbana all’altra, sono spesso caricate e scaricate batterie di notte per bilanciare il flusso di elettricità nelle case unifamiliari. Le colonnine di ricarica elettrica ad energia solare sono disponibili in ogni area e riducono quindi l’uso di elettricità da combustibili fossili derivante da impianti centralizzati obsoleti, molti dei quali fallirono nel 2030.

Dopo tutti i drastici cambiamenti dei cui frutti oggi godiamo, ci rendiamo conto che il nostro stile di vita è meno stressante, più salutare e più soddisfacente e notiamo altresì che le nostre comunità elaborano progetti a lungo termine. Per garantire la sostenibilità dei nostri nuovi stili di vita, sappiamo bene che il recupero degli ecosistemi in tutto il mondo è fondamentale per confinare di nuovo i virus pericolosi per l’uomo in altre specie animali per le quali non sono nocivi. Per recuperare tali ecosistemi, ci fu un passaggio globale all’agricoltura biologica e rigenerativa e si iniziarono a consumare alimenti e bevande di origine vegetale, nonché tutti i cibi ricavati dalle acque salate e tutti i piatti a base di alghe che abbiamo oggi a disposizione. Anche i miliardi di alberi che furono piantati nel mondo dopo il 2020 e le migliorie che furono apportate in agricoltura permisero un graduale ripristino degli ecosistemi.

In seguito a tutti questi cambiamenti, il clima mondiale si è finalmente stabilizzato e le attuali concentrazioni di CO2 nell’atmosfera sono tornate a dei livelli accettabili, pari a 350 ppm. I livelli innalzati del mare resteranno così per un secolo; per questo, molte città oggi fioriscono su terreni più sicuri e sopraelevati. Le catastrofi climatiche sono ormai rare, mentre molti eventi meteorologici continuano a perturbare le nostre vite, proprio come avveniva anche nei secoli precedenti. Le molteplici crisi e pandemie globali, dovute alla nostra precedente ignoranza circa i processi e effetti di ritorno planetari, causarono tragiche conseguenze per gli individui e le comunità. Tuttavia, noi umani abbiamo tratto molti insegnamenti da questi eventi dolorosi. Oggi, guardando al passato dal 2050, capiamo che la Terra è la nostra insegnante più saggia e che i suoi terribili insegnamenti hanno salvato dall’estinzione sia l’umanità che gran parte delle comunità viventi planetarie che noi tutti condividiamo.

(nella foto: Fritjof Capra e Hazel Henderson
Università della California, Berkeley 1982)

Fritjof Capra, Ph.D., fisico e teorico dei sistemi, autore di vari bestseller internazionali, tra cui The Tao of Physics (1975) e The Web of Life (1996). È coautore insieme a Pier Luigi Luisi del manuale multidisciplinare intitolato Vita e Natura. Una visione sistemica. Il corso online di Capra (www.capracourse.net) è basato sul suo manuale. Sempre per Aboca edizioni ha pubblicato Crescita qualitativa (con Hazel Henderson), Ecologia del diritto, Agricoltura e cambiamento climatico, Leonardo e la botanica, Discorso sulle erbe (con Stefano Mancuso).

Hazel Henderson, D.Sc.Hon., FRSA, futurista, analista dei sistemi e di politiche scientifiche, è l’autore di The Politics of the Solar Age (1981, 1986) e di altri libri, tra cui Mapping the Global Transition to the Solar Age (2014). Henderson ricopre il ruolo di CEO della Ethical Markets Media Certified B. Corporation, USA (www.ethicalmarkets.com), ed è editore del “Green Transition Scoreboard ®” e del manuale e della relativa serie televisiva Transforming Finance, prossimi all’uscita.

© 2020 Fritjof Capra, © 2020 Hazel Henderson

Traduzione di Eleonora Carofei

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