LO SCOIATTOLO PER AMICO

Perché hanno una coda così folta? Vanno in letargo oppure no, come mai sono sempre in movimento, e noci e nocciole quanto devono essere dure perché i loro denti non riescano a spezzarne il guscio? Soprattutto: perché ci stanno così simpatici? Quante curiosità verso gli scoiattoli! Che, fra tante altre qualità, hanno quella di “indicarci la strada verso quella natura vivente dalla quale ci stiamo allontanando sempre di più”.   

Tutto è cominciato con uno scoiattolo caduto dal cielo. L’incantevole libro del biologo ed ecologo tedesco Josef H. Reichholf miscela esperienza personale e conoscenze specialistiche. È un viaggio affettuoso nel mondo di questo roditore che vive in mezzo a noi e che possiamo osservare facilmente nei boschi ma anche nei parchi urbani e nel giardino di casa.

Ecco alcune curiosità tratte dal libro, e poi un brano di Scoiattoli & Co.

 29. Le specie del genere Sciurus. Tre anni fa è stata identificata l’ultima, Sciurus meridionalis, diffusa in Calabria e Basilicata. Ha pelliccia nera, ventre bianco e si nutre delle pigne del pino calabro.

1876. È l’anno in cui fu introdotto, in Gran Bretagna, lo scoiattolo grigio originario dell’America. La “guerra” fra l’indigeno europeo (rosso) e l’invasore (grigio) pone grandi questioni su che cosa significhi equilibrio ecologico.

Dimensioni. Tra i 18 e i 27 centimetri dalla punta del naso alla base della coda, più 14-20 centimetri appunto di coda. Peso: dai 200 ai 400 grammi. Dunque gli scoiattoli sono lunghi come il ratto delle chiaviche ma più slanciati e magri. 

Ossigeno. In rapporto al peso, allo scoiattolo ne serve una quantità quadrupla o quintupla rispetto a noi umani.

Temperatura corporea. Fra i 38 e i 40 gradi.

70 gradi. L’escursione termica dell’area (enorme) di diffusione degli scoiattoli.

Alimentazione. Mista. Zuccheri e grassi per produrre energia, ma per la riproduzione servono le proteine ricavate dalla frutta secca. Il fabbisogno quotidiano di cibo è di 80 grammi in primavera e di 35 grammi in inverno.

Nido. È grande come un pallone da calcio, lo scoiattolo come tutti i roditori può costruirlo perché sa usare con destrezza le zampe anteriori come fossero mani. Le cavità nei tronchi sono meno esposte alle intemperie ma meno difendibili dai nemici come le martore.

Da Scoiattoli&Co di  Josef H. Reichholf :

Noi esseri umani siamo abituati a considerare il nostro mondo del tutto separato e diverso da quello degli animali. La lingua, però, rivela legami inaspettati, più profondi di quanto crediamo. Consideriamo per esempio il doppio significato della parola “afferrare”, che può voler dire sia “prendere”, sia “comprendere”. Il legame non è casuale: toccare, in effetti, serve a farci capire. E così torniamo agli scoiattoli, che usano le zampe anteriori, con le loro quattro dita, un po’ come noi usiamo le mani, e per questo ci sembrano così abili.

Come i topi, e come noi, gli scoiattoli si muovono appoggiando tutto il piede. Sono, per usare il termine scientifico, plantigradi. Gli animali detti digitigradi, invece, come cane e gatto, oppure gli ungulati come cavallo, mucca, capriolo e altri, per muoversi poggiano a terra solo le dita o la punta delle dita. Perché questa è una caratteristica importante? Non certo solo per stabilire una classificazione ordinata nella varietà degli animali. Chiariamolo con un esempio. Alcuni cani imparano da soli ad aprire la porta abbassando la maniglia. Anche quando questa si trova in posizione verticale, ci riescono sollevandosi, poggiando una zampa accanto alla maniglia e usando l’altra per spingerla nella direzione giusta. Neppure per i gatti le maniglie delle porte rappresentano un gran problema, sebbene preferiscano attirare la nostra attenzione miagolando perché siamo noi a fargli da portieri. Per aprire devono saltare e acchiappare la maniglia con le zampe anteriori. Per un gatto si tratta di un’operazione più difficile che per un cane, decisamente più grande. Se però la maniglia va girata anziché spinta, gatti e cani non hanno speranze. Con le zampe che hanno non sono in grado di afferrare. Se osserviamo uno scoiattolo maneggiare una nocciola liscia, la differenza salta subito agli occhi: usa infatti le zampe anteriori come fossero mani. (…)

Se avesse le dimensioni di un cane da pastore, uno scoiattolo riuscirebbe ad aprire senza problemi una porta con una maniglia che si gira. Così come manipola noci, funghi, rametti e anche i suoi piccoli, sarebbe certamente in grado di usare molti degli attrezzi che adoperiamo anche noi. I cuscinetti plantari, lisci e glabri, fanno somigliare le zampe a palme di mani umane. Ma gli scoiattoli si muovono usando tutte e quattro le zampe, e questo limita le possibilità di un’ulteriore evoluzione delle zampe anteriori. Quanto la locomozione sia determinante si vede dal confronto tra le nostre mani e i nostri piedi. Malgrado la somiglianza interna per struttura e disposizione delle ossa, hanno un aspetto esteriore e un funzionamento molto diversi. I piedi servono a camminare e a correre, le mani ad afferrare. Se proviamo a spostarci usando mani e piedi, non solo avremo un’aria un po’ ridicola, ma faremo anche una gran fatica. (…)

Camminare e correre poggiando tutta la pianta del piede (o della zampa) lascia alle dita un certo margine di autonomia. Questo vantaggio, però, riduce notevolmente la velocità dell’andatura, e ancor più la resistenza. Gli scoiattoli sono ottimi sprinter. Scattare per qualche metro sul terreno per raggiungere un albero è una loro specialità. A noi sembrano rapidissimi. Ma su un percorso così breve la loro velocità massima la raggiunge anche un bassotto. Digitigradi e ungulati vanno molto più forte. In testa al gruppo dei velocisti troviamo, fra gli altri, cavalli da corsa, gazzelle e levrieri. I ghepardi, i re dello sprint, sono felini, ma hanno zampe che somigliano a quelle dei cani. Non sono in grado di ritrarre gli artigli, com’è tipico dei felini. Con le lunghe gambe, il corpo slanciato che nello scatto agisce come una molla messa in orizzontale, e le zampe specializzate nella corsa, arrivano a superare i 100 chilometri orari, la velocità massima raggiunta da un animale terrestre. Lo svantaggio consiste nella minore capacità di afferrare con le zampe: braccano la preda fino allo sfinimento e poi la abbattono, ma non sanno trattenerla con artigli affilati come fanno i gatti. Anche arrampicarsi sugli alberi risulta loro difficile. Se i tronchi sono molto lisci, non riescono proprio a salire in verticale. I nostri gatti domestici sono molto più bravi, grazie agli artigli retrattili che possono usare a piacimento e con cui riescono ad afferrare bene topi o uccelli, ma non a manipolarli. Per poter mandare giù qualche pezzo di carne, sono costretti a sbranare la preda con i denti.

Quando si tratta di consumare il cibo, chi dispone di zampe anteriori simili a mani ha un vantaggio. Lo possiamo vedere da come gli scoiattoli manipolano le noci. Le zampe anteriori hanno quattro dita in grado di afferrare con grande abilità. Il pollice è corto, atrofizzato. I piedi terminano con cinque dita che si possono allargare. Per afferrare il cibo, lo scoiattolo si mette seduto sulle zampe posteriori, relativamente lunghe. La velocità e la sicurezza con cui uno scoiattolo è in grado di manipolare una nocciola sono davvero impressionanti. L’uso delle zampe anteriori a mo’ di mani diviene ancora più evidente osservando le costruzioni degli scoiattoli e di altri roditori. Prendiamo un nido fatto di rametti, realizzato in alto, in bilico tra le fronde degli alberi, imbottito di materiale delicatamente fibroso e isolante per renderlo caldo: da fuori una costruzione del genere può sembrare rudimentale e ingombrante, ma in realtà è fatta a regola d’arte. Se provassimo da soli a realizzare in giardino qualcosa di simile a un nido di scoiattoli, magari tra i rami di un cespuglio, di sicuro ce la cave- remmo molto peggio. E questo nonostante le nostre siano le mani più abili e sensibili che esistono in natura. A maggior ragione dovremmo ammirare il talento dei roditori nel fabbricare i nidi. Quelli, minuscoli, dei topolini delle risaie, grandi meno di una mela, sono piccoli capolavori; le dighe e le fortezze dei castori sono opere idrauliche magistrali.

L’abilità delle mani ci collega dunque ai roditori.

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