PIANTE DA MARCIAPIEDE

Prima vedetele, non tutti si accorgono che esistono. Poi guardatele, mentre crescono fra asfalto e cemento, nelle nostre città. Infine, riconoscetele: con l’aiuto di una piccola, agile guida che vi aiuterà a dare un nome alle piante medicinali che crescono nelle aree urbane. Non consideratele “erbacce”: vivono con noi e raccontano il legame profondo fra l’uomo e il mondo vegetale.

Botanica urbana è una piccola e agile guida per il riconoscimento delle più comuni piante medicinali, diffuse nelle aree urbane. Nonostante il suo taglio tecnico, è pensata per essere accessibile alle persone che non hanno dimestichezza con il linguaggio botanico, grazie a sintetiche descrizioni morfologiche incentrate sui caratteri discriminanti più semplici, necessari per distinguere la pianta trattata da quelle che più gli assomigliano. Il tutto è corredato da fotografie e da una tabella iniziale che permette di accedere velocemente alla pianta “trovata per strada”.

Questo libro nasce contestualmente all’evento A Seminar la buona pianta, un festival nel quale artisti, scrittori, musicisti e scienziati esplorano il mondo vegetale con una particolare attenzione alla comprensione del legame profondo fra l’uomo e le piante, utilizzando e privilegiando quale strumento di conoscenza il camminare e osservare.

Da qui sono nate le prime passeggiate botaniche urbane, il cui grande successo ha dato stimolo alla realizzazione di questo libro.

Oltre che fornire uno strumento tecnico di riconoscimento, l’intento, sin da subito, è stato quello di sensibilizzare le persone alla presenza delle piante in città, superando quel limite ancestrale di percezione del verde che fa da sfondo alla nostra quotidianità, secondo una forma di pregiudizio cognitivo che prende il nome di Plant Blindness; una sorta di tendenza umana ad ignorare le specie vegetali che ci circondano, derivata dal fatto il mondo vegetale non ha mai rappresentano un pericolo immediato per l’uomo, come invece poteva essere la presenza di un animale carnivoro, e che quindi abbiamo imparato col tempo a mettere in secondo piano.

Da un punto di vista più ampio e personale, ho scritto questa guida per portare l’attenzione delle persone sulla complessa relazione, reciproca, tra esseri umani e mondo naturale, attraverso l’esempio di alcune piante urbane che per ottimizzare la loro sopravvivenza e quindi la diffusione dei loro geni, si sono adattate alle forme abitative e di aggregazione dell’uomo.

Si tratta un po’, come introdusse Michael Pollan, di decidere chi è il soggetto e chi l’oggetto tra piante ed animali. Da sempre siamo abituati, per lo meno negli ambienti “controllati”, a decidere quali piante possono vivere e prosperare rigogliose e quali vanno eliminate, nell’illusione di comandare ed essere quindi noi i soggetti.

Ma se osserviamo le città con gli occhi delle piante, noteremo che tutte le strutture e dinamiche in esse presenti, rappresentano uno spazio ecologico in cui trovano il loro posto ideale le specie definite tecnicamente come urbanofile, i cui habitat elettivi sono rappresentati da diversi tipi di manufatti esclusivi o dominanti nei centri urbani (marciapiedi, muri, lastricati, ruderi, incolti, ecc.).

Molte di queste specie non hanno una relazione con i soli esseri umani ma hanno stabilito un forte legame anche con alcuni insetti “urbani”, come per esempio le formiche, attraverso una strategia evolutiva di reciproco interesse che prende il nome di mirmecofilia, nella quale le formiche ricevono cibo e le piante un mezzo di trasporto per il loro patrimonio genetico. Tutte queste dinamiche dovrebbero quindi stimolarci a considerare in modo più “sistemico” il nostro ruolo ecologico e a porci la domanda su quale sia la differenza esistenziale tra il ruolo dell’essere umano e della formica, in una città, così come in qualsiasi parco o campo coltivato, per capire che non esiste distinzione tra soggetto ed oggetto, ma che siamo entrambi partner di un rapporto coevolutivo alla pari.

Ci troviamo quindi a dover riconoscere le città alla pari di qualsiasi altra forma di ambiente naturale, dove piante, uomini e animali convivono ed interagiscono secondo natura.

Fabrizio Zara. Nato a Rovereto nell’agosto del 1975, risiede attualmente in un piccolo maso in Vallarsa (TN) dove cura assieme alla famiglia un’azienda agricola che si occupa della coltivazione di piante medicinali. Laureato in Scienze forestali a Padova, ha successivamente approfondito la conoscenza nell’ambito delle piante medicinali con corsi e master di specializzazione. È stato per nove anni collaboratore della sezione botanica del Museo Civico di Rovereto. Attualmente ricopre il ruolo di responsabile della ricerca botanica e di curatore del giardino medicinale presso Aboca Spa Soc. Agricola di Sansepolcro (AR). I suoi interessi professionali sono rivolti allo studio della flora medicinale spontanea italiana e mondiale. La prima edizione di Botanica urbana. Riconoscere le piante medicinali in città (Aboca Edizioni), è del 2014.

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