STEFANO MANCUSO:
LEONARDO E LA RETE

Curatore con Fritjof Capra e Valentino Mercati della mostra La Botanica di Leonardo, Stefano Mancuso scopre in Leonardo da Vinci una qualità essenziale: pensare alla realtà come a un sistema di relazioni

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In quale momento del suo percorso intellettuale e scientifico è comparso Leonardo da Vinci? 

Non molti anni fa, quando scoprii che la dendrocronologia, ossia lo studio degli anelli concentrici degli alberi, era una sua scoperta. 

Che cosa avete scoperto di nuovo su Leonardo, lavorando alla mostra?

Per me, la sua compassione per gli esseri viventi.

Perché il tema “la botanica di Leonardo” è stato così poco studiato, in passato?

In verità sono stati in molti ad occuparsi di questo aspetto della attività di Leonardo. Rispetto ad altri campi della scienza, di cui si è occupato, non ci rimane tanto del suo lavoro. Bisogna ricostruire tutto da frammenti e questo è spesso faticoso o porta ad errori di interpretazione.

Quale è, a suo giudizio, l’elemento più importante della mostra?

La dimostrazione che le sue idee possono essere parte di un futuro diverso.

Di fronte alle grandi svolte, avvenute o mancate, è inevitabile pensare al “what if?”: e dunque, ha mai immaginato come sarebbe stata la storia (non soltanto della scienza) se avesse prevalso quello che chiamate il pensiero sistemico, di cui Leonardo è considerato un antesignano? 

Non ci ho mai pensato. Ma penso spesso a cosa potrebbe essere. Anzi, a cosa sarà.

“Attualizzare” una figura come Leonardo non ha senso, ma esistono elementi che interrogano in maniera speciale la sensibilità o le necessità di noi contemporanei?

Di nuovo credo che il pensare alla realtà come a una rete di relazioni sia un modo tipico di guardare alla realtà che ha molto a che fare con la modernità. Tutto ciò che noi intendiamo come realmente moderno ha a che fare con le reti. È internet la rivoluzione, non i social che lo popolano. Leonardo saprebbe come utilizzare questo strumento.

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