TUTTA LA SCIENZA PER L’ACQUA

 

83% della biodiversità ormai perduta per sempre. 90% delle barriere coralline scomparse per la metà del secolo. Eccetera (purtroppo). Fra le cifre legate alla distruzione degli ecosistemi marini, una colpisce e impressiona più di tutte: 110.  È il numero delle società scientifiche che firmano, per una volta tutte insieme, un appello con dati e prospettive che richiedono non dibattiti ma azione immediata.

 

La comunità scientifica è di solito piuttosto litigiosa. Difficile mettere tutti insieme per firmare un documento condiviso. Vedere quindi 110 società scientifiche, provenienti da tutti i continenti, che si riuniscono e scrivono un appello accorato affinché gli Stati e le organizzazioni transnazionali facciano al più presto qualcosa per rallentare il riscaldamento climatico e interrompere la distruzione della biodiversità, fa una certa impressione. Nello specifico, si tratta di tutte le istituzioni scientifiche che si occupano di acqua, di biodiversità acquatica, di pesca e risorse marine. In sintesi, a parlare è la scienza dell’acqua, all’unisono. I contenuti dell’appello (reperibile qui) non sono meno dirompenti. Occorre accelerare la transizione energetica e ambientale perché i dati sulla perdita di biodiversità sono allarmanti. Due fra tutti: le società scientifiche calcolano che dal 1970 al 2014 sia andata perduta per sempre l’83% della diversità degli organismi che vivono nelle acque dolci del pianeta (una percentuale altissima, in pratica nei fiumi e nei laghi del mondo resta solo il 17% di biodiversità); se gli attuali trend non verranno modificati, entro la metà del secolo il 90% delle barriere coralline scomparirà.

Una devastazione simile è ovviamente controproducente, perché dalla ricchezza degli ecosistemi dipendono servizi ecologici fondamentali per la nostra sopravvivenza. Gli scienziati nel documento calcolano i costi annui di questa distruzione. Noi sedicenti Homo sapiens ci stiamo facendo del male. Per avidità e miopia, stiamo consegnando ai nostri figli un debito ambientale che sarà costosissimo ripianare. Ma al di là della necessità utilitaristica di interrompere il processo di degradazione ambientale, resta il fatto che non abbiamo alcun diritto di porre fine all’evoluzione delle specie che condividono il pianeta con noi. L’appello degli scienziati si conclude con un’esortazione: la diagnosi è chiara, i dati incontrovertibili, inutile continuare a parlarne, bisogna agire e darsi obiettivi stringenti. Ritardare ulteriormente le azioni di contrasto alla crisi ambientale e climatica non è più un’opzione.

Telmo Pievani, è un filosofo, accademico ed evoluzionista italiano.

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