LELLA COSTA: FELICITÀ
È RISPETTARE L’AMBIENTE

di Giovanna Zucconi

Chi ha detto che l’ecologia debba essere triste e punitiva?
Al contrario, dice l’attrice e “voce” di Aboca,
comportarsi bene fa stare bene.
Ciascuno di noi può fare la sua parte. Anche gli artisti.

“Siamo tutti fatti della stessa materia …”

Lella Costa, attrice e doppiatrice, è la voce di Aboca. La sentite negli spot, in tv.

“È stato naturale arrivarci”, dice.

Naturale, appunto: aggettivo non casuale e assai pertinente, perché questa è una storia di affinità e anche di lentezza. Il primo incontro con Aboca è di parecchi anni fa, venne a leggere Italo Calvino sulle montagne trentine per il festival A Seminar la Buona Pianta.

“Negli anni ho partecipato ad altre edizioni del festival, soprattutto ho fatto una lunga tournée in tutta Italia con il professor Pier Luigi Rossi, una vera rockstar del nutrizionismo. Ho così conosciuto un’azienda diversa da quelle che pensano soltanto al mercato. Qui c’è un progetto, un impegno di coerenza e di qualità”.

Diciamo che certi temi, anche grazie alla mobilitazione giovanile globale, sono diventati mainstream. Questo innalza l’asticella della coerenza, sia per le aziende sia per le persone.

“Indubbiamente in questi anni la sensibilità verso le tematiche ambientali si sta facendo più visibile, direi cruciale. Aboca dimostra che si può fare impresa, cioè stare sul mercato e realizzare profitto, mettendo in pratica quello che teorizzi: attenendosi ai propri principi. C’è una bella parola: responsabilità. Da lombarda, penso che ognuno possa fare la propria parte, senza aspettare che siano gli altri a fare per noi”.

Vale anche per i comportamenti quotidiani di ciascuno?

“Io vivo a Milano e cerco di tenerlo presente. Certi comportamenti sono diventati automatici, per esempio chiudere l’acqua mentre ti lavi i denti. Non gesti eclatanti, ma consapevolezza e responsabilità quotidiane. La strada è questa, e ciascuno può farsene carico per il pezzettino di sua competenza”.

Senza però cadere nell’eco-bigottismo. Lo dice benissimo Tim Morton.

“Carlo Petrini parla di Buono, pulito e giusto. Non può essere tutto punitivo, bisogna cercare una mediazione fra la responsabilità e i valori estetici e di godimento. Se ti comporti bene stai meglio, sei più contento, bisognerebbe capire questo. E bisognerebbe anche sfrondare la retorica sul tornare all’antico. Non si torna, si va, e con gli strumenti di adesso. Nasce da qui la spaventosa forbice della sperequazione sociale, dell’accesso alle risorse e della tutela di colture e culture”.

Sei buonista, direbbe qualcuno …

“Non si tratta di essere buoni o buonisti ma di salvarsi. Tutti. È semmai interesse privato in atto pubblico, ecco. Lasciamoci guidare da chi questa strada la percorre ormai da anni. Mi ha colpito l’aggressività verso Greta di babbioni paludati che nulla hanno fatto per impedire il disastro”.

Se i temi ambientali diventano mainstream è più difficile distinguere il vero dal falso, la riverniciatura green di tante aziende dalla vera coerenza.

“Anche qui, tutti possiamo confrontare le notizie, non accontentarci del confezionato, non diventare gregge. Si fa fatica? Certo. Viva la fatica dell’approfondimento. Studiare è un privilegio aperto a tutti”.

Infine: le arti hanno fatto e fanno abbastanza per raccontare quella che lo scrittore indiano Amitav Gosh chiama La grande cecità?

“Su questo punto mi costituisco. Nel mio campo espressivo io non ne sono capace, perché devi raccontare delle storie. Nelle arti visive è più facile, usi materiali e linguaggi più vicini alle risorse naturali, per esempio alla Biennale c’erano molte cose interessanti. In teatro a Londra ho visto Lungs di Duncan Macmillan: una coppia si chiede se far figli, vista la catastrofe climatica. E nella serie tv The Affair l’ultima parte è nel futuro e tutta sugli incendi”.

Ma il futuro è adesso.

“Gli schemi narrativi che abbiamo a disposizione sono quelli della fantascienza sociale, vecchi di un secolo. Proiettiamo nel futuro i nostri allarmi, le nostre paure. Il futuro non è mai adesso, non ci riusciamo proprio. Almeno per ora”.

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